Nelle uscite del 13 e del 27 novembre di AIDS sono state pubblicate due research letters relative a maraviroc. Maraviroc è il primo antagonista del recettore CCR5 (una delle porte di entrata del virus nella cellula) approvato per il trattamento dell'infezione da HIV. Si tratta di un farmaco in genere ben tollerato, che negli studi registrativi ha mostrato effetti collaterali simili a quelli osservati nei bracci di confronto trattati con placebo. L'utilizzo dei farmaci antiretrovirali è spesso associato a epatotossicità e l'insufficienza epatica è stata riportata come principale causa di morte in molte casistiche di pazienti con infezione da HIV.
Il primo di questi due studi relativi all'utilizzo di maraviroc1 ha appunto analizzato gli effetti epatici osservati su 2350 soggetti che hanno assunto questo antiretrovirale durante la partecipazione a studi di fase dalla 1 alla 3 (cioè da quelli sul volontario sano fino a quelli che prevedevano l'utilizzo di maraviroc confrontato con lo standard di cura in pazienti affetti da infezione da HIV), sponsorizzati da Pfizer (l'azienda che ha sviluppato questa molecola, oggi commercializzata da ViiV). In particolare, sono stati attentamente valutati i dati dei pazienti con coinfezione da virus epatitici B (HBV) e C (HCV) che hanno partecipato agli studi di fase 2b/3. Senza addentrarci troppo nei particolari (peraltro ben riportati nell'articolo), si può sicuramente dire che non sono state osservate anomalie epatiche di rilievo, né nei volontari né nei pazienti naïveo experienced agli antiretrovirali. In particolare, negli studi di comparazione non è stata rilevata una maggiore tossicità epatica di maraviroc rispetto al farmaco di confronto, almeno fino a 96 settimane di trattamento (questo si è reso evidente anche nei pazienti con confezione da HBV o HCV). Le conclusioni degli autori sono che l'impiego di maraviroc alle dosi consigliate non presenta un significativo rischio di tossicità epatica, almeno per quanto riguarda le popolazioni studiate.
Il secondo studio2 si proponeva di valutare l'ipotesi che il concomitante uso di maraviroc potesse limitare l'immunogenicità del vaccino antinfluenzale. Maraviroc blocca l'entrata di HIV-1 nelle cellule CD4+ legandosi al recettore delle citochine CCR5. Alcuni studi hanno dimostrato una maggiore gravità dell'infezione da West-Nile virus e delle encefaliti virali da morso di zecche in pazienti con delezione CCR5∆32, suggerendo un ruolo chiave del CCR5 nel controllo immune delle malattie virali. Nel topo, la delezione del gene del CCR5 è associata a infezione influenzale più grave. Gli autori hanno voluto appunto verificare l'immunogenicità del vaccino adiuvato A-H1N1v2009, utilizzato nella recente pandemia influenzale, in pazienti con infezione da HIV-1 e viremia non rilevabile che assumevano regimi di terapia antiretrovirale contenenti o meno maraviroc. In breve: maraviroc non incide in modo significativo sulla risposta immune al vaccino in studio.
Questi due studi sono di importante supporto al clinico, che può così acquistare una confidenza sempre maggiore con l'utilizzo di questo nuovo interessante antiretrovirale.
Bibliografia